Nata nel 2005, la casa editrice O.G.E. ha deciso di dare spazio,nella collana di narrativa “Oleandri”, non solo ad autori già affermatima anche a esordienti di sicuro talento e a scrittori che, pur apprezzatiin ambiti locali, non riescono per varie ragioni ad approdare alla ribaltadel mercato nazionale.
Hanno detto di noi:
ecco chi si salva del 2008 - Fulvio PanzeriCi siamo lasciati alle spalle un'annata letteraria che possiamo definire «deludente», non tanto per mancanza di buoni libri, ma soprattutto di visibilità per quei testi che hanno affrontato in modo duro, spigoloso, non convenzionale il tema della realtà. I romanzi che interrogano e mettono a nudo valori che sono «scomodi» vengono poco recensiti e sostenuti delle aziende editoriali e soprattutto sono tenuti ben lontani dai premi letterari maggiori, che hanno dimostrato ormai ampiamente che per poter sopravvivere devono sottostare alle pressioni dei gruppi editoriali maggiori e alla finta «sociologia del lettore» desunta dalle classifiche di vendita. Così pochi si sono accorti dei veri libri autentici, pulsanti che restano come «memoria» di quest'annata letteraria in Italia, Ingiustamente trascurata è stata la rilettura del tema dello «straniero, in una sorta di abbraccio tra passato e presente, nei segno della partecipazione», restituito con forza e pietà da Eraldo Affinati con «La città dei bambini», che si conferma comunque il romanzo più beilo del 2008. Meritavano di più anche la satira sulla società italiana, in una commedia degli equivoci, proposta da Paola Mastrocola con «E se covano i lupi» (Guanda) e i racconti, tra sentimento e meditazione di Grazia Livi, «Il vento e la moto» (Garzanti), vere voci femminili di rilievo e originalità. E se i narratori deviano sempre di più sulla strada del giallo, a volte senza né spessore letterario né quell'intelligenza che riesce a muovere la complessità di un'indagine (con un solo buon esordio che arriva dalla Svizzera italiana, quello di Andrea Fazioli, «L'uomo senza casa», scoperto da Guanda), le narratrici inseguono quello che sta diventando un vero genere letterario, quello delle saghe familiari, a dir la verità tutte piuttosto noiose e scontate. Godono di buona salute presso gli editori, anche se si tratta solo di prodotti commerciali che sognano il passaggio dallo scaffale della libreria al grande schermo, il «fantasy», con una particolarità tutta italiana, quello di affidarlo agli adolescenti, ragazzi di appena 15 ο 16 anni che si presentano con tomazzi che rincorrono gli echi di Tolkien e Lewis, raggiungendo al massimo il livello di un cartone animato di serie B, e il «rosa- adolescenziale» tutto latte, miele e lacrimoni, la cui star è Federico Moccia, anche se per il 2009 è pronto a scendere in campo per un altro «piccolo grande amore» anche Baglioni, in un passaggio azzardato dalla canzonetta al romanzo. I buoni libri come sempre restano nascosti, come il nuovo romanzo «I frutti maturi» di Cristiano Cavina (Marcos y Marcos) sul tema della paternità, ο «Novalis» di Giorgio Fontana (Marsilio), la discesa ai inferi di un ragazzo nell'ordinaria provincia italiana ο i racconti di un'altra autrice giovane, napoletana vera erede di Anna Maria Ortese, Rossella Milone con «La memoria dei vivi» (Einaudi). E non possiamo dimenticare due esordi, da affiancare al troppo celebrato «La solitudine dei numeri primi» (Mondadori) di Paolo Giordano: un autore giovane, bosniaco in Italia da anni, Alen Custovic con «Eloì, Eloì», storia tesa e drammatica che dimostra le ossa di un narratore di razza, e un altro, alle soglie dei 50 anni, bergamasco, Claudio Calzana, con una storia che unisce ironia, riflessione e la ricerca di un linguaggio particolarissimo, «Il sorriso del conte», che dimostra il lavoro di ricerca della piccola editoria che sta crescendo, come le edizioni O.G.E. attraverso la collaborazione di Marco Beck